PostHeaderIcon Saverino: "Un Parco condiviso"

La firma, da parte dell'assessore regionale al territorio Croce, del decreto che istituisce il Parco dei Monti Sicani torna a rianimare il mondo delle aree protette nell'Isola.
Il decreto, come è noto, «fonde» in un unico soggetto quattro riserve naturali a cavallo tra Palermo ed Agrigento, riserve sin qui gestite dal Dipartimento Foreste Demaniali: Monte Carcaci, Santa Maria del Bosco, valle del Sosio e Monte Cammarata, includendo una dozzina di centri più o meno piccoli e grandi ma comunque dalle suggestive tracce storiche operanti all'interno di una economia prettamente agrosilvopastorale.
Avviata in prima battuta nel 2009 per emendamento alla Finanziaria regionale, in questi anni la strutturazione dell'ente si è scontrata con le resistenze delle associazioni venatorie e dei titolari della coltivazione delle cave e delle miniere che hanno avuto la meglio sino in sede di Cga.
Adesso l'annuncio del nuovo decreto istitutivo.
Alla guida del Parco Croce ha chiamato due tecnici del territorio, Francesco Gendusa quale direttore, e Renato Saverino  quale commissario, che Siciliaparchi ha incontrato.
 
 

«Stiamo lavorando in questa fase- spiega Saverino alla nostra testata - per la strutturazione dell'Ente Parco. Abbiamo avuto proprio in questi giorni la disponibilità dei locali dai due sindaci dei due Comuni individuati sedi di Parco, Bivona per l'agrigentino (presso Palazzo Marchese Greco) e Palazzo Adriano (presso il palazzo Comunale) per il versante palermitano e ci stiamo adoperando per i primissimi adempimenti di natura amministrativa. Avvieremo una serie di incontri conosciutivi con tutti i sindaci del parco, nella consapevolezza che dovremo lavorare per fugare le naturali resistenze del territorio, che sono frutto del travagliato iter istitutivo di questi anni».
 
 
Dal punto di vista amministrativo, di quali risorse umane si avvarrà l'Ente?
«In questa prima fase si avvarrà del personale già assunto dall'amministrazione regionale o da altri enti regionali, per non gravare in alcun modo ulteriormente sul bilancio».
Visitando in queste settimane il territorio del parco, che potenziale sta rilevando?
«Un enorme potenziale legato alle profonde ed immutate interconnessioni tra sistemi naturali e sistemi umani, innanzitutto. Ricordo a quanti ci leggono che già nel 1999 era stato identificato, non a caso, un progetto strategico che individuava nell'area vasta dei Monti Sicani rilevanti valenze e di conseguenza rilevanti opportunità di crescita ecocompatibile. Dal punto di vista scientifico, i Monti Sicani, culla di una delle più antiche civiltà dell'isola, raccontano l'evoluzione geologica della terra: i fossili della valle del Sosio, studiati già dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, sono oggi una delle principali attrattive del Museo Gemellaro a Palermo. Ma penso anche a Monte Cammarata, dove in un contesto vegetazionale ricchissimo si ammirano preziose testimonianze delle attività umane del passato, come le nivere. »
 
 
Quali opportunità giungono, appunto, con la nascita di un parco, per il territorio?
« Essere Comuni di un parco consente inoltre di accedere a numerosi bandi europei. Il Parco non solo non limiterà, ma anzi amplierà, differenziandole,  le opportunità di crescita del tessuto economico locale. La nascita del Parco, inoltre, consente di semplificare le procedure autorizzative, perchè saranno abbracciate sotto un unico Ente le autorizzazioni relative ai nulla osta, alle valutazioni di incidenza ambientale, dei vincoli paesaggistici e quelli idrogeologici sui quali il Parco è chiamato a pronunciarsi ».
Il parco come modello di sviluppo, o come freno allo sviluppo?
«Un vincolo non va considerato  un freno allo sviluppo, bensì una garanzia di sviluppo, perchè preservare l'ambiente significa, oggi, creare le condizioni per una crescita armonica alternativa, sostenibile, in cui il Parco mette il proprio marchio di qualità che oggi è una marcia vincente. La crescita del progetto del Parco è un processo lento che richiede condivisione ed entusiasmo, ed i cui risultati saranno consegnati con chiarezza alle generazioni future, alle quali lasceremo l'integrità di un paesaggio che sarà di per sè un valore capace di generare altro valore».
 

PostHeaderIcon Sicani, si insediano Commissario e Direttore

Il Parco dei Monti Sicani torna pian piano ad essere realtà.
Dopo la firma dei decreti istitutivi da parte dell'assessore regionale al territorio e ambiente Croce, e la contestuale nomina dei vertici, il commissario Savarino ed il direttore Gendusa hanno provveduto ad insediarsi nel corso di due brevi cerimonie presso le due sedi di Bivona (AG) e Palazzo Adriano (PA).
 
(Nella foto, il Commissario del Parco dei Monti Sicani Renato Saverino, il sindaco di Bivona Panepinto e il direttore Francesco Gendusa)
 
 
Le sedi sono state messe a disposizione dai due rispettivi Comuni, i cui primi cittadini Giovanni Panepinto e Carmelo Cuccia hanno incontrato Savarino e Gendusa per formulare gli auguri di buon lavoro e per rinnovare le aspettative di sviluppo che le comunità del territorio ripongono nel progetto.
I prossimi passi riguarderanno l'entrata in operatività con i primi adempimenti amministrativi per l'attività dell'Ente.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 15 Gennaio 2015 09:14)

 

PostHeaderIcon Sicani, rinasce il Parco

L'Assessorato regionale territorio e ambiente ha emanato i decreti istitutivi del Parco dei Monti Sicani, a quattro anni dal famoso emendamento a fima dell'on. Panepinto che diede il via libera in Finanziaria al percorso di nascita del quinto parco naturale regionale.
 
Ai vertici, l'assessore Croce ha chiamato due tecnici dirigenti regionali, Renato Savarino quale Commissario, e Francesco Gendusa quale direttore.
 
«La nostra scelta è ricaduta su due persone competenti. Mi auguro che il periodo di commissariamento duri poco, stiamo accelerando per la composizione stabile degli organi del parco», dichiara a Siciliaparchi l'Assessore Croce.
 
Stoppato per ben due volte al TAR per i pendenti ricorsi delle associazioni, la nascita del Parco dei Monti Sicani aveva fatto sperare il territorio in una marcia in piu' per la rivitalizzazione dell'economia locale.
 
 
 
Critica sulle nomine Legambiente: « Legambiente - si legge in una nota - ovviamente saluta con soddisfazione l’istituzione del Parco, ma è costretta a sottolineare come sia davvero singolare che tali importanti provvedimenti non siano stati adeguatamente divulgati e che l’istituzione del Parco dei Monti Sicani sia avvenuta nel silenzio più assoluto invece di essere promossa come un importante atto per la tutela della natura e la valorizzazione dei territori interessati. A tutt’oggi sul sito della Regione non sono consultabili il curriculum vitae e la dichiarazione di insussistenza di cause di incompatibilità obbligatori per legge in materia di incarichi, pena la nullità degli atti». 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 09 Gennaio 2015 20:00)

 

PostHeaderIcon Sicani, a quando il Parco?

In attesa che il Parco regionale dei Monti Sicani entri in operatività, Siciliaparchi torna a proporre uan scheda con le valenze naturalistiche dell'area. 

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Ha i numeri per divenire un parco d’autore, il nascituro Parco dei Sicani, che unira' quattro riserve naturali e dodici paesi tra la provincia di Agrigento e Palermo. 

Parco dai grandi numeri e dalle grandi peculiarità naturalistiche, geologiche, botaniche, faunistiche. Un’area ancora poco conosciuta, tutto sommato ben infrastrutturata a livello viario, rispetto ad altri parchi siciliani. Una regione caratterizzata da numerosi laghi e da una tradizione economica agricola e zootecnica, con, in più, un tratto distintivo scritto nel dna di queste genti,  eredi dei Sicani, i primi abitatori della nostra Isola.

Una veduta dalla riserva di Monte CarcaciSiciliaParchi affronta un viaggio alla scoperta di questo territorio, allo scopo di capire non solo la complessità dell’area interessata, ma anche per tentare una analisi del contesto, in una fase in cui le popolazioni locali guardano con speranza o preoccupazione alla futura zonizzazione, vero banco di prova e test di maturità per gli amministratori locali.

 

Il territorio. Per adesso l'area di Parco comprenderà quattro riserve naturali sino ad ora gestite dall’Azienda Foreste, cioè Monte Cammarata, Monte Carcaci, Valle del Sosio e Monte Genuardo, abbracciando i Comuni di Bivona, Cammarata, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquina, Giuliana, Sambuca, Contesse Entellina e Burgio, in provincia di Agrigento, e Chiusa Sclafani, Castronovo, Prizzi, Bisacquino e Palazzo Adriano in provincia di Palermo. 

Dodici paesini, ricchi di storia come Castronovo, dalle imponenti fontane storiche, il grazioso tessuto urbano e l'area archeologica, o Prizzi, il Comune più alto del parco dei Sicani a mille metri di altezza, già noto per l’Abballu di li diavoli o Palazzo Adriano, già comunità albanese, destinato a divenire sede del Parco, celebre per essere stato il set del film di Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”, Chiusa Sclafani ed i suoi monumenti, o, in provincia di Agrigento, Bivona, a 500 metri sul livello del mare, patria della celebre pesca e capace di esprimere un significativo artigianato legato alle sedie di legno, o Burgio, dalle splendide ceramiche, dai cento portali artistici e dalle tipiche campane. 

O ancora Santo Stefano di Quisquina, con l'eremo di Santa Rosalia, Contesse e le sue aree archeologiche. Gioielli capaci di affascinare il turista più avvezzo alle bellezze siciliane. 

Una delle aree umide all'interno della riserva di Carcaci -Dal punto di vista naturalistico le quattro riserve che andranno legate tra loro abbracciando Sic e Zps in una proposta in corso di elaborazione, nel corso di questi anni sono già state interessate da importanti lavori di infrastrutturazione condotti dall’Azienda Foreste, che le ha gestite. 

Monte Carcaci, tra Prizzi e Castronovo, dimora di un raro roditore, l’arvicola di Sarpi, con i suoi centri visita, la significativa presenza dei rapaci, facilmente visibili, il baglio dell’Emiro e le interessantissime aree umide, è molto accessibile e già meta di un certo turismo. 

Monte Cammarata, quasi 1600 metri di altezza, rappresenta un anello importante del sistema montuoso dei Sicani. Dalla sua cima il panorama abbraccia a 360 gradi la Sicilia, mentre due aree attrezzate all’interno dei pregevoli boschi costituiscono luogo ideale per ristorarsi dopo una visita.  

Da Palazzo Adriano è agevole la visita alla Pietra dei Saraceni, con la tipica scala intagliata.Da Palazzo Adriano, già conosciuta località turistica, si raggiunge la Valle del Sosio, cuore del parco. Le falde acquifere danno origine ad un sistema unico, con diversi itinerari e possibilità di escursioni di vario livello, mentre nei pressi la Diga Gammauta ci invita ad una rilassante passeggiata avvistando qualche migratore. Sempre in territorio di Palazzo Adriano, due elementi, due blocchi calcarei fossiliferi, in particolare sono già stati attenzionati dalla comunità scientifica di geologi e paleontologi, dal Gemellaro in poi, la pietra dei Saraceni, e la pietra di Salomone, testimonianze ricche di fossili del Permiano. Le acque del Sosio danno origine anche al “Listi d’u firriatu” una profonda gola, di notevole interesse geomorfologico, lunga 8 km e profonda 300 m dominata, sovrastata dai ruderi del Castello Gristia vicino Bugio.

Infine, Monte Genuardo, che conferma l’eccezionalità del valore geologico del Parco dei Sicani.

Si tratta infatti di aspri rilievi di origine carbonatica, dell'Era secondaria, con componenti laviche, con presenza di lave a pillow o a cuscino. Su questi rupi nidificano grandi rapaci, ma anche si è impiantata autonomamente una foresta mediterranea composta da lecci, roverelle, aceri che si alimentano di freddi torrentelli. Le acque grazie allo scorrimento in pareti laviche si mantengono così fredde da ospitare persino la vegetazione tipica del nord Europa, come i Ranuncoli. Ancora una volta il Parco dei Sicani riserva qui una emergenza archeologica, il sito archeologico di Adrenon, antico abitato di origine punica. Da visitare anche la splendida abbazia di Santa Maria del Bosco.Infrastrutturazione a Carcaci

La regione dei Laghi

Il Parco dei Sicani dovrà tener conto, in futuro, anche di una caratteristica assente in tutti gli altri Parchi, e cioè la compresenza, in un territorio relativamente piccolo, di numerosi laghi, dal Favara Bugio al Gammauta di Palazzo Adriano, dal bacino di Prizzi, al Fanaco vicino Castronovo .

Il Lago di Prizzi, insieme a quello di Gammauta è compreso nel grande complesso del fiume Sosio che è stato edificato tra il 1937 e il 1942 e che è formato da tre impianti in serie.

Bacini che nel tempo sono anche divenuti stazioni di sosta dei migratori, oltre che risorsa fondamentale dell’agricoltura locale.

Ad oggi, le comunità locali non hanno sviluppato una industria turistica intorno a questi bacini, dal notevole potenziale, a partire da quello della pesca turistica. 

Bivona, sede del Parco: il portale chiaramontanoIl tessuto sociale

Una economia florida, seppur soggetta ai colpi della crisi, nel parco dei Sicani è dovuta alla zootecnia ed all’agricoltura, con una capacità di aggregazione delle imprese che deve ancora raggiungere livelli ottimali.

Nell’area del parco dei Sicani, sono già stati condotti esperimenti di aggregazione cooperativistica, ma soprattutto l’istituzione del distretto da una parte, dei consorzi per la valorizzazione dei formaggi e delle carni locali, non sono riusciti a generare un significativo incremento delle aziende locali.

A fronte di questi sforzi, numerosi privati hanno consapevolmente iniziato ad investire in strutture turistico alberghiere e recettive, sia nei piccoli B&B, sia in centri benessere che grandi strutture di ricreazione.

Ciò permette di fare dei Sicani un parco che parte già con qualche vantaggio in più rispetto a quanto accaduto in passato in altri parchi, dove la consapevolezza delle opportunità offerte dal l'istituzione è stata recepita con lentezza. Ci sembra anzi che ancora una volta nei Sicani, i privati corrano ad una velocità superiore delle amministrazioni locali, troppo chiuse in piccole guerre di potere e di tornaconto personale, anche sull’istituzione del parco.

Servirebbe piuttosto una azione di promozione culturale delle opportunità offerte dalla istituzione del parco, che può divenire, al pari dei patti territoriali, un potente strumento di rilancio partendo proprio dalla tutela ambientale. (Ivan Trovato - Ha collaborato Giuseppe Castellana)

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 15 Gennaio 2015 09:21)